Variante Covid: voli rimandati, vacanze cancellate. Le storie di tre giovani bloccati nel Regno Unito

 Variante Covid: voli rimandati, vacanze cancellate. Le storie di tre giovani bloccati nel Regno Unito


Il blocco dei voli dal Regno Unito, alle prese con una nuova variante del Covid, ha trasformato per molti le vacanze di Natale in una chimera. Improvvisamente migliaia di persone – non soltanto italiane – hanno dovuto fare i conti con voli cancellati da un minuto all’altro o posticipati senza però sapere con certezza se decolleranno. O se, come nel caso di Tatiana Barone, una ragazza di 33 anni rimasta bloccata a Londra e intervistata da Open, una volta rientrati in Italia potranno proseguire verso la loro destinazione finale o se invece rimarranno bloccati in una città di transito.

C’è chi spera ancora di potercela fare a tornare e chi invece, essendo risultato positivo al Coronavirus nel Regno Unito, forse anche alla nuova variante, ha deciso di rimanere. Nel frattempo le compagnie aeree danno indicazioni contraddittorie e, come ci racconta una chirurga italiana che lavora a Londra, offrono biglietti di ritorno in business class nonostante il blocco. Ecco il limbo vissuto in queste ore dagli italiani e le italiane che risiedono nella terra della Brexit, reso ancora più incerto dalle nuove restrizioni, raccontato attraverso tre storie.

Tatiana, 33 anni. «Voglio tornare a casa in Calabria. Ma rischio di rimanere bloccata»

Tatiana Barone, 33 anni, nel Regno Unito da sei anni. Dovrebbe tornare in Calabria ma non ci sono più voli diretti

Tatiana, 33 anni, da sei anni nel Regno Unito, vuole a tutti i costi tornare a casa per Natale anche per essere con la sua famiglia in un momento difficile. L’anno scorso ha perso il padre e poi anche il lavoro a causa della pandemia. Doveva arrivare in Italia il 21 dicembre, ma il suo volo è tra quelli che è stato cancellato all’ultimo. «Il volo era per Palermo perché non c’erano voli diretti – ci racconta -. Avrei dovuto dormire a casa di una mia amica – perché ancora non c’era il blocco tra le Regioni – e il giorno dopo avrei preso il treno per andare in Calabria. Quando sono andata a fare il check-in c’era scritto che non era disponibile perché il volo era cancellato».

Ha ricevuto una notifica dalla compagnia aerea? Le hanno offerto un rimborso?

«L’email della compagnia aerea è arrivata alle 3 di notte. Ho spostato il volo e un operatore mi ha detto via chat che attualmente è confermato per il 23, anche se mi sembra impossibile che possa partire. Sono indecisa su cosa fare perché se prendo il volo potrei rimanere bloccata a Palermo, visto che adesso gli spostamenti tra Regioni sono vietati e io ho la residenza qui. Ma se decido di non prenderlo la compagnia aerea non mi rimborserà».

Ha ricevuto indicazioni dal Consolato?

«Si, dicono tutti la stessa cosa: se io atterro a Palermo, visto che arrivo dal Regno Unito, dovrò rimanere a Palermo. L’unica soluzione sarebbe arrivare a Lamezia o a Reggio Calabria, ma non ci sono voli diretti. Purtroppo non ho ricevuto indicazioni alternative».

Da quanto tempo vive nel Regno Unito?

«Sei anni. Ho perso il lavoro a marzo a causa del Coronavirus. Stavo lavorando come social media manager per un artista che stava allestendo una mostra qui a Londra, poi è stato annunciato il lockdown ed è finito tutto».

Ha deciso di rimanere comunque a Londra?

«Sì perché non immaginavo che la situazione sarebbe diventata così grave. Sono tornata in Italia per le vacanze estive e sarei dovuta tornare ad aprile per Pasqua per passare un po’ di tempo con la mia famiglia durante i primi mesi del lutto, perché ho perso mio padre a gennaio, però poi ci sono stati questi lockdown e quindi non sono più tornata. Ho fatto domanda per il credito universale e per percepirlo devo rimanere nel Regno Unito».

Però aveva previsto di tornare per Natale? 

«Ovviamente ho aspettato per prendere il biglietto aereo perché siamo stati di nuovo in lockdown dal 5 novembre al 5 dicembre. Mi sono dovuta muovere in anticipo perché i voli diretti per la Calabria sono pochi e costano tantissimo».

Rimarrà a Londra? 

«Essendo il primo natale senza mio padre era molto importante per me essere a casa con la mia famiglia. La cosa fondamentale era poter tornare a casa il 1 gennaio, perché era l’anniversario della sua morte. Se il 6 gennaio riaprono proverò a tornare, ma bisogna vedere. Mi chiedo: da qui fino al 6 gennaio che cosa cambierà?».

Francesca, chirurga a Londra. «Qui la situazione è davvero fuori controllo»

Francesca Cocco, chirurgo presso un ospedale a Londra. Il suo volo per Cagliari ancora non è stato cancellato

Anche Francesca Cocco, chirurga in un ospedale della capitale Uk, è bloccata nel limbo nato dopo il blocco dei voli. «Dovevo tornare a Cagliari per trascorrere le vacanze i famiglia…», ci racconta al telefono. A differenza di Tatiana, il suo volo del 23 dicembre non è ancora stato cancellato. Anche se tutto punta in quella direzione.

Cosa le ha detto la compagnia aerea?

«Ho chiamato ieri la compagnia aerea per sapere se era possibile avere un rimborso del volo ma mi hanno detto che se non ho intenzione di prendere il volo non verrà rimborsato».

Di quale compagnia aerea si tratta?

«British Airways, si tratta di un volo con scalo a Milano».

Quindi lo aveva prenotato prima dell’ultimo decreto italiano?

«Sì esatto, verso la fine di novembre. Quando l’ho prenotato il Decreto di Natale non era ancora uscito. Motivo per cui non ho fatto un volo diretto per poter fare scalo a Milano ed eventualmente fare un tampone lì prima di andare a Cagliari, come tutela nei confronti dei miei genitori».

Voleva staccare dopo mesi difficili?

«Come tutti mi faceva piacere passare il Natale in famiglia. Poi chiaramente è discutibile il fatto che tutti vogliamo spostarci e che tutti vogliamo vedere i nostri familiari a Natale, ma è anche vero che quando si fa parte di una categoria che è più sollecitata rispetto ad altre in questo periodo, come è la mia, chiaramente si vuole “respirare” un’aria totalmente differente».

Il suo ospedale le ha fornito un tampone?

«Io faccio il tampone normale una volta alla settimana, poi abbiamo i tamponi antigenici, forniti con un kit a domicilio, che facciamo due volte a settimana. Per cui ho un test tre volte a settimana».

Ha deciso di rimanere comunque nel Regno Unito?

«Direi che non si tratta più di una scelta, quanto piuttosto di un’imposizione. La mia non è una critica: siamo tutti in una situazione particolare. È vero che a Londra la situazione è un po’ fuori controllo, anche se è difficile dire che è legata alla nuova mutazione del virus. Quello che mi dispiace è che la compagnia aerea ha risposto che i passeggeri che viaggiano in “business” probabilmente continueranno a spostarsi, quindi i voli dovrebbero comunque volare, anche se con una capienza limitata. Non capisco bene in base a quale regole».

In che senso la situazione è fuori controllo?

«I casi sono aumentati tantissimo e basta guardare gli accessi in rianimazione e il numero di contagiati in ospedale. Io lavoro in chirurgia di urgenza e devo dire che ormai i pazienti che vedo sono quasi tutti positivi. Fino a poco tempo fa non era così».

Rosario, addetto alla sicurezza nel Kent. «Potrei essere positivo alla nuova variante, non tornerò»

Rosario Dello Iacovo, nel Regno Unito da 4 anni e mezzo, addetto alla sicurezza presso un Covid testing centre a Londra

Rosario Dello Iacovo lavora come addetto alla sicurezza presso un Covid testing centre in un quartiere di Londra che confina con il Kent. È lì che sarebbe nata la nuova variante del virus che adesso tiene in scacco il Regno Unito. «Ho contratto il virus otto giorni fa – ci racconta al telefono -. Avevo un volo prenotato per il 19 ma ho comunque deciso di rinunciare, sia perché in questo momento in qualità di “lavoratore essenziale” l’azienda non mi garantisce il reintegro una volta tornato, sia perché la situazione è così suscettibile di cambiamenti che qualsiasi spostamento da una nazione all’altra è a rischio».

Attualmente dove lavora?

«Adesso lavoro come security presso un Covid testing centre a Londra, precisamente a Bexley, il borough di Londra che confina con il Kent. Sono il quinto nel posto di lavoro che ha preso il virus».

Aveva prenotato il volo pensando che la situazione potesse migliorare?

«Era previsto un alleggerimento corposo durante il periodo natalizio. Invece con la comparsa di questa variante in forme più cospicue – si parla di 500 contagiati in pochissime ore – è arrivato il così detto Tier 4, che è un nuovo livello di restrizioni locali che praticamente è uguale al lockdown nazionale. Ma anche prima del lockdown c’era molta apprensione».

In che senso?

«Il test rilasciato dal servizio sanitario nazionale inglese non prevede un certificato, ma viene semplicemente inviato un sms e un’email con l’esito. Non era chiaro se questo test sarebbe stato accettato dalle autorità italiane che invece richiedevano un certificato che attestasse la propria “idoneità a volare”. Ma si tratta di un certificato che si poteva ottenere soltanto privatamente e come era prevedibile i prezzi sono andati alle stelle. A questo si aggiunge il fatto che nei vari aeroporti in Italia questo test non è nemmeno stato chiesto».

Una volta negativo ha intenzione di tornare in Italia?

«Dubito fortemente che a gennaio, con l’irrigidimento delle temperature, si potrà tornare in Italia. Anche perché con l’obbligo di quarantena per andare e tornare all’Italia se ne vanno 15-20 giorni. Questa volta è andata così».

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Redazione

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