Non c’è più la pasta e Londra diventa il cavallo di Troia del finto “Made in Italy”

 Non c’è più la pasta e Londra diventa il cavallo di Troia del finto “Made in Italy”


LONDRA – Niente boicottaggio o ripercussioni per la finale degli Europei di calcio (anche se in segno di protesta si è registrato un aumento della vendita di pizze con l’ananas), niente dazi o significativi aumenti dei prezzi al consumo: con la Brexit – si legge nel rapport di Coldiretti – gli inglesi abbandonano la dieta mediterranea con un crollo del 28% delle importazioni di pasta italiana, ma a diminuire sono anche gli acquisti di extravergine di oliva (-13%) e salsa di pomodoro Made in Italy (-16%).”

A pesare sull’export alimentare nazionale in Uk – chiarisce Coldiretti – sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legate all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito interessano infatti le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli.

E lo tsunami Brexit non si ferma solo al comparto food, ma interessa, seppur in maniera più ridotta, anche il settore del beverage, con vini e spumanti giù del 7% (anche se questo dato potrebbe essere rivisto in meglio includendo nelle statistiche i vini e spumanti italiani imbottigliati in Belgio e quindi rivenduti Oltremanica dalla catena Aldi, come sostengono i produttori).

In generale, le esportazioni verso il Regno Unito sono crollate del 5%, un dato non da poco se si considera che il Paese d’Oltremanica è il quarto mercato di riferimento del Belpaese per esportazioni alimentari, dopo Germania, Francia e Stati Uniti.

Peraltro, sono proprio questi ultimi, gli Stati Uniti, con i quali il Regno di Sua Maestà sta negoziando un accordo commerciale privilegiato, a rappresentare il maggior pericolo per quello che è l’altro dato allarmante evidenziato da Coldiretti: cioè l’arrivo sulle tavole britanniche di prodotti contraffatti per i quali la Gran Bretagna potrebbe diventare un vero “cavallo di Troia”. “Le difficoltà nei rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea rischiano infatti non solo di favorire l’arrivo di cibi e bevande extracomunitarie non conformi agli standard sicurezza Ue, ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari falsamente Made in Italy”.

Si tratta purtroppo di un rischio reale – conclude Coldiretti – come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra.

Che l’Italia riesca a preservare l’autenticità della sua cucina in un mondo post-Brexit, non è infatti solo una questione di gusto, ma soprattutto di legge, come confermano i casi passati di vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina, o i kit per produrre in casa Barolo e Valpolicella.

A differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, – sottolineava già un precedente rapporto Coldiretti del 2019 – a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia.

In testa alla classifica dei prodotti più contraffatti ci sarebbero i formaggi, in testa Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan, diffuso in tutti i continenti.

E le cose non vanno meglio nel comparto vini e bevande: celebri il Kressecco tedesco e il ProseK croato, oltre ai vini Barbera bianco prodotto in Romania e Chianti fatto in California, o il Marsala sudamericano e quello statunitense, giusto per citarne alcuni.

Non ha dubbi Lorenzo Bazzana, CEO di  Coldiretti: i consumatori britannici sono ora soggetti a “falsi” prodotti italiani che “usano etichette di fantasia e colori italiani per cercare di far passare prodotti scadenti per autentici prodotti italiani”. Appunto, l’Italian Sounding…

Ma cosa ne pensano gli italiani a Londra il cui business dipende in larga parte dall’import e dalla qualità dei prodotti italiani? “I ritardi nella distribuzione e la carenza di prodotti sono per noi un problema enorme”, dice Francesco Mazzei, tra i più noti chef italiani a Londra, alla guida di tre famosi ristoranti della capitale britannica: Sartoria, Fiume e Radici. “Al contrario, ci tocca meno il problema della contraffazione: e’ una piaga che è sempre esistita anche prima di Brexit, anche se oggi potrebbe inasprirsi. Il finto made in Italy non preoccupa chi e’ abituato a lavorare con prodotti di altissima qualità, ma se i prodotti mediocri o contraffatti si diffondono a dismisura il rischio anche qui è che inizino addirittura a scarseggiare quelli autentici. Ricordo ancora quando molti anni fa lavoravo in Asia ed era impossibile trovare il Grana Padano o il Parmigiano, c’era solo il Parmesan…”

Un problema ancora più grosso, per la ristorazione italiana in Regno Unito, è quello della carenza di personale: Mazzei ha un quarto ristorante pronto ad aprire le porte, ma il progetto è bloccato, non si trova il personale. Ancora una conseguenza della Brexit, ma si riferisce alla circolazione delle persone e non dei beni: come dire, questa è un’altra storia.

Intanto, se quanto paventato da Coldiretti sull’aumento di prodotti contraffatti dovesse verificarsi, con Londra chiave d’accesso alla deregulation, il danno per l’Italia sarebbe doppio: non solo si andrebbe a perdere una significativa quota di mercato, ma si rovinerebbe la reputazione delle eccellenze gastronomiche italiane. Ogni anno il falso Made in Italy fattura nel mondo una cifra enorme, circa 100 miliardi di euro.



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Redazione

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