L’epopea per convertire il certificato vaccinale inglese nel Green Pass

 L’epopea per convertire il certificato vaccinale inglese nel Green Pass


Il 30 luglio 2021, giorno prima del mio arrivo in Italia per le vacanze estive, è uscita una circolare del Ministero della Salute che mi aveva fatto stare molto tranquillo: prevedeva l’equipollenza della mia certificazione vaccinale (di due dosi) nel Regno Unito con il Green Pass europeo. Cinque giorni dopo, più o meno in contemporanea con la fine del mio periodo di quarantena in casa, è stata pubblicata un’altra circolare, decisamente meno chiara, ma dove si sarebbe data la possibilità (non si capiva se fosse davvero tale, o piuttosto un obbligo) di convertire le certificazioni vaccinali di Paesi terzi nel Green Pass europeo. E così, per essere più sicuro, avendo in programma un viaggio on the road in Italia, ho seguito la via della conversione, dando inizio a un’epopea e a una serie di rimbalzi senza ancora un lieto fine. 

Per prima cosa, appena uscita la notizia, ho provato a chiamare l’ASL cui appartengo nel Lazio: il numero verde legato a isolamenti e quarantene mi ha detto che la questione del Green Pass non era di loro competenza; per quanto riguarda gli altri recapiti telefonici informativi dell’ASL, dopo attese molto più lunghe di quanto preannunciato dal disco automatico di risposta, quando arrivava il mio turno cadeva sempre la linea. Considerando inoltre che, in piena pandemia, erano numeri operativi solo quattro ore al giorno…

E così, dopo varie ricerche e risposte contrastanti, sono dovuto ricadere nel più “italiano” dei sistemi: l’aiuto tramite conoscenze. In questo modo, venerdì 6 agosto sono venuto a sapere che questa conversione sarebbe stata necessaria e che avrebbe aperto un servizio apposito il giorno dopo (senza nessun preavviso informativo in giro) e che sarebbe stato possibile prenotarsi già dalla sera stessa. Questo passaggio è stato molto efficiente: prenotazione online rapida, arrivo al presidio ospedaliero del Santo Spirito di Roma senza fila, pratica sbrigata in meno tempo del previsto. Il tutto concluso con l’informazione che mi sarebbe arrivato l’Authcode per generare il Green Pass in pochi giorni e che nel frattempo non avrei dovuto avere problemi con il certificato inglese.

Quando pochi giorni dopo, con il mio viaggio che si apprestava ad iniziare, è arrivato l’Authcode, ho pensato “è fatta!”. Invece era solo l’inizio di ulteriori telefonate, confusioni, rimbalzi e arrabbiature. Già, perché nulla è davvero facile in questa vicenda e dopo essermi riscaricato tutte le app possibili per far comparire il Green Pass (IO, Immuni), ho inserito l’Authcode e le ultime cifre della mia tessera sanitaria, vedendomi ovunque rimbalzato con messaggi di non validità dei dati forniti.

Così, ho riprovato a chiamare l’ASL. Ma tra numeri che non funzionavano, non rispondevano o addirittura inesistenti e rimbalzi vari, alla fine l’unico riferimento al quale sono riuscito a dare una spiegazione (e dal quale ho avuto l’impressione che il problema potesse essere risolto) era diventato il 1500, numero di pubblica utilità. 

La prima chiamata con loro è avvenuta in treno, nella prima tappa del viaggio in giro per l’Italia, con l’ansia di possibili respingimenti in bar e ristoranti. La risposta che ho ricevuto è che evidentemente mi era stato inviato un codice sbagliato, avrebbero spedito una segnalazione ed entro una settimana mi sarebbe arrivato un codice nuovo. Nel frattempo, alla mia domanda (retorica nei miei pensieri) se avrei potuto usare senza problemi le certificazioni inglesi (di cui possiedo sia una copia digitale che una cartacea), mi sono sentito dare una risposta che mi ha lasciato basito, e cioè che tendenzialmente andava bene, ma “a discrezione” del ristoratore. 

Alla fine del viaggio, durato qualche giorno, non ho avuto alcuna notizia. Allora li ho richiamati e ci ho riprovato. “Scusi, ho un problema con il Green Pass; ho fatto la conversione da quello britannico a quello italiano, ma l’Authcode che mi avete inviato non funziona”; “A noi non risulta nessun Authcode inviato a lei, né nessuna segnalazione che lei ha fatto”, mi sono sentito rispondere, con aggiunta la beffa che loro non potevano controllare nessun mio dato e neanche il mio status vaccinale sul sistema del ministero (nonostante io avessi un foglio scritto della Regione con la richiesta di conversione). Così, è stata aperta una nuova segnalazione qualche giorno fa, della quale però io non ho potuto avere nessun numero di riferimento (come invece succede nel Regno Unito per qualsiasi pratica, grande o microscopica che sia). 

Intanto, in attesa della terza segnalazione che temo di dover aprire tra qualche giorno, per la cronaca il viaggio on the road in Italia è andato bene: per fortuna le app di verifica del Green Pass usate dai ristoratori sembrerebbero riconoscere anche il certificato vaccinale inglese e funzionano meglio dei vari numeri di telefono istituzionali con cui ho avuto a che fare.





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Redazione

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