Legge Zan: vittima di una impostazione ideologica – di Giancarlo Infante

 Legge Zan: vittima di una impostazione ideologica – di Giancarlo Infante


La reazione delle e dei pasdaran alla fine del Ddl Zan spiega perché questa controversa proposta di legge ha finito per essere respinta dal Senato. Le lacrime e la rabbia delle varie Cirinnà, Sereni e  Boldrini confermano che il provvedimento era nato male ed è stato gestito peggio.

Una volta tanto è il manicheismo ad uscire con le ossa rotta da un confronto che confronto non è stato e che, soprattutto, è stato impostato su basi ideologiche all’insegna di una mentalità di tempo che fu, ma che purtroppo resiste. Tutto sembra diventare l’occasione per “morire per Danzica” e così viene portato alle estreme conseguenze. Ma in una società complessa ed articolata così non può più essere. In un quadro politico articolato come quello che presenta il Parlamento italiano è illusorio pensare di poter continuare ad andare avanti solo a colpi di spallate. In particolare, se un provvedimento richiama quei temi sensibili che sollecitano le singole coscienze e, così facendo, richiedono inevitabilmente atteggiamenti diversi; in maniera specifica, quello che richiama all’ascolto e all’inclusione.

Se poi un testo di legge vede persino giocata la propria esistenza sul fatto che lo si tratti o meno a seconda dei tecnicismi parlamentari, in questo caso a colpi di voto segreto o meno, vuol dire che gli manca la sostanza adeguata a farlo sentire come un possibile autentico patrimonio condiviso e, quindi, al di là dei suoi contenuti, divenire un qualcosa in cui vi si riconosca la maggior parte delle culture coinvolte e la stragrande maggioranza del comune sentire di un popolo. Mi rendo conto che la vis della battaglia politico parlamentare porti a fare questi errori, ma la conseguenza inevitabile, molto spesso, è che non sempre le cose vanno come si desidera.

Non è vero che sul Ddl Zan c’è stata una divisione tra destra e sinistra e che il decadimento di fatto del testo attorno cui  tanto si sono impegnati uomini di cultura, commentatori, parlamentari segni la vittoria dell’oscurantismo come ho sentito affermare alla radio alla senatrice Cirinnà; o che, come hanno detto lei o altri del fronte pro Zan, questo significhi veder di colpo diventare l’Italia come l’Ungheria di Orban o la Polonia che viola i diritti internazionalmente riconosciuti in campo giudiziario a livello europeo ed internazionale. Queste sono vere e proprie stupidaggini che spiegano già da sole le ragioni di una sconfitta. Al dunque, meritata.

Il Ddl Zan, quello sì, aveva la potenzialità di essere liberticida. Noi lo abbiamo sostenuto sin da subito e numerose volte. Al punto che è impossibile qui indicare un riferimento ad un articolo specifico e dobbiamo invitare a fare una ricerca con il nostro relativo pulsante su questo sito. Con noi tanta gente della sinistra, con buona pace per le signore Fedeli, Cirinnà e Boldrini. Cosa che smentisce tutti i teoremi in cui le e i pasdaran dei nostri giorni che preferiscono continuare a vivere in un loro mondo al punto tale di doversi poi arrabbiare se quello vero porta a conclusioni diverse da quelle attese.

Dobbiamo constatare come la vicenda Zan corrisponde anche ad una sconfitta personale per Enrico Letta. Egli, in occasione del primo intervento dopo l’insediamento alla Segreteria del Pd, lanciò il grido “andiamo avanti con la Legge Zan”. Elevò quel grido in coincidenza con l’idea di allargare il perimetro d’osservazione e d’azione del Partito democratico. Vale questa attitudine su tutto ad esclusione del Ddl Zan? In ogni caso, Letta ha vissuto un’occasione per toccare con mano come la politica concepita come uno schierarsi ideologicamente, e che non accetti l’idea di un confronto e di una inclusione, porti solamente alla sconfitta.

Preoccupanti le dichiarazioni del Segretario del Pd dopo il voto di ieri: “Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”.  E’ evidente che a Letta non è bastata l’esperienza della fine del Governo Prodi sui Dico e il successivo ripiegamento “radicaleggiante” del suo partito che ha finito a portarlo a stare. mediamente, tra il 15 e il 18% dei consensi elettorali veri.

Sa Enrico Letta su che cosa, oggi, si misura davvero il futuro del Paese? Sulle richieste di lavoro. In vertiginoso aumento negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nel resto d’Europa. Poche e, in molti casi, senza risposta in Italia. Ci mediti sopra e vedrà che gli è stato fatto persino un favore a togliere dal tavolo parlamentare un Ddl potenzialmente liberticida com’è quello Zan. E vediamo così se le energie del Pd potranno essere tutte indirizzate verso le imprese e il lavoro.

Giancarlo Infante





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Redazione

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