Il Prosecco rivoluziona lo sparkling lifestyle e spinge la ripresa a livello globale del segmento spumanti

 Il Prosecco rivoluziona lo sparkling lifestyle e spinge la ripresa a livello globale del segmento spumanti


Ci sono trend che di fronte alle grandi crisi, inaspettate e imprevedibili come quella generata dalla pandemia sull’economia globale, si consolidano e subiscono delle accelerazioni.

È il caso dei consumi di bollicine che continuano a vivere una stagione positiva nonostante quello dell’esplosione del Covid sia stato un anno in cui i motivi e le occasioni per brindare siano stati veramente pochi.

Nel 2020 per la prima volta il segmento sparkling ha visto rallentare la crescita che si era sviluppata in modo esponenziale negli ultimi vent’anni. Si è trattato però di una battuta d’arresto temporanea, meno traumatica di quanto immaginato, dove le proiezioni parlavano di un calo tra il 20 e il 30% poi smentito dai fatti, con una perdita che si è attestata intorno all’8% (dati  IWSR), una parentesi che si può dire in parte superata.

Fondamentale per la tenuta e il ritorno dei numeri in territorio positivo è stato il fenomeno che interessa il mondo delle bollicine a livello globale da diversi anni e che si è rivelato salvifico: la progressiva trasformazione dello spumante da prodotto per le grandi occasioni a bevanda più versatile, che funziona anche in momenti diversi, dal brunch all’aperitivo al pasto.

Il Prosecco è stato il protagonista di questo cambiamento, trainando l’intero segmento e mostrando con forza il nuovo volto dello sparkling lifestyle in una fase particolarmente critica per il mercato come quella dell’emergenza sanitaria.

Guardando al breve periodo, a valle delle riaperture e del via libera alle occasioni di convivialità, seppure con le dovute precauzioni, gli osservatori scommettono che la ripresa degli spumanti sarà molto più rapida di quella dei vini fermi e si completerà entro il 2023.

E se il mercato, che oggi vale 42,6 miliardi di dollari, nel 2028 raggiungerà un valore di 55,8 miliardi, con una crescita media annua del +4,3%, il merito sarà di questa rivoluzione guidata dal Prosecco che, secondo uno studio di Wine Intelligence, ha visto come protagonisti dei consumi i Millenials.

Qual è il segreto del successo del Prosecco

Versatile, dal gusto e prezzo accessibili, adatto al brunch come all’aperitivo, il Prosecco ha visto crescere la sua popolarità anche durante la pandemia, essendo percepito come bevanda quotidiana, economica e leggera, piuttosto che come prodotto esclusivo, adatto alle sole occasioni speciali.

Caratteristiche che si sposano anche con le nuove tendenze in termini di abitudini alimentari, dove la bassa gradazione alcolica diventa sempre più elemento preferenziale.

Mentre le vendite di Champagne crollavano vertiginosamente, l’interesse per la bollicina italiana cresceva anche grazie al lancio, verso la fine dello scorso anno, di una variante rosata che, nonostante abbia fatto discutere gli addetti ai lavori, è stata più che bene accolta dal mercato.

Arrivata sugli scaffali dei principali rivenditori da novembre 2020 ha dato impulso al settore, anche se i volumi di produzione iniziali erano piccoli. In tempo per il lancio sono state prodotte solo 16,8 milioni di bottiglie, che alla fine dello scorso anno sono arrivate a circa 40-50 milioni.

Grazie alla versione rosè e al posizionamento popolare, il Prosecco ha sostenuto anche in tempo di crisi l’andamento del mercato globale degli spumanti, arginando le perdite.

Come incide il prosecco sui numeri del segmento sparkling

Nel complesso oggi circa il 33% delle bollicine vendute a livello mondiale sono rappresentate dal Prosecco, seguono Cava, lo spumante spagnolo, (14%) e Champagne (11%).

A confermarne il successo sono anche i numeri dell’export italiano del primo semestre 2021. Secondo i dati di Unione Italiana Vini i risultati per il Prosecco sono significativi in tutti i principali mercati: si cresce negli Stati Uniti(+43,7), in Francia (+16,7%), Svizzera (+12,8%), Belgio (+107,5%), Svezia (+40%), Polonia (+34,6%) Austria (+33,6%) Germania (28,5%), fa eccezione la Gran Bretagna per la quale i dati restano invariati probabilmente a causa di una saturazione del mercato.

Fonte: UIV

Numeri che testimoniano come il sistema nostrano delle bollicine sia ormai consolidato facendo riconoscere l’Italia come una vera e propria “sparkling land”.

Gli Stati Uniti sono considerati come futuro principale mercato di sbocco: si stima che i consumatori americani porteranno la categoria globale del Prosecco a nuovi livelli, superando il suo attuale mercato più grande, quello italiano.

Non bisogna però tralasciare un aspetto importante: il Prosecco resta ancora un driver in soli termini di volumi, la sua produzione è doppia rispetto a quella dello Champagne (nel 2019 quasi 600 milioni di bottiglie contro 300 milioni), ma il fatturato che genera è esattamente la metà (2,5 miliardi di euro contro 5 miliardi).

Un tema sul quale i produttori dibattono da anni: la sfida oggi è crescere anche in valore attraverso una nuova via di sviluppo basata sulla dimensione sostenibile, sulla tutela del marchio, su una maggiore caratterizzazione delle produzioni per un territorio tanto vasto, ed una strategia di comunicazione e posizionamento più ambiziosa.

Consumi e trend: cosa c’è dietro l’exploit del Prosecco

Dietro la continua crescita a livello globale dei consumi di bollicine e in particolare di Prosecco ci sono cambiamenti di carattere socio economico: dalla crescita di standard di vita e potere di acquisto che consentono ai consumatori di scegliere prodotti di qualità sempre maggiori al cambiamento degli stili e delle abitudini alimentari. Attenzione alla forma fisica e alla salute spingono infatti verso la scelta di bevande più leggere, con una più bassa gradazione alcolica.

In termini di tipologie ad essere preferite sono le bollicine bianche che hanno detenuto la quota maggiore nel 2020, tuttavia quelle rosate hanno incontrato un particolare interesse con una crescita notevole della domanda negli ultimi anni tale per cui si stima che registreranno l’incremento maggiore da qui al 2028 (dati The Insight Partner).

Sono cambiate le tendenze anche su chi beve e come beve lo spumante. Secondo un recente focus di Wine Intelligence relativo ai mercati dell’anglosfera (Stati Uniti, Regno Unito e Australia) a guidare il volume e il valore della categoria degli sparkling wines sarebbero soprattutto i Millenials.

A partire dal 2016 i bevitori di età superiore ai 55 anni hanno iniziato ad abbandonare il segmento degli spumanti o comunque a ridurre le occasioni di consumo, specie in Gran Bretagna, e questo trend si è consolidato nel corso della pandemia, essendo più riluttanti a vivere momenti di socializzazione. Il loro interesse si è spostato sulla categoria dei vini fermi con incrementi significativi.

Il segmento sparkling è quindi oggi presidiato principalmente da consumatori benestanti di età inferiore ai 45 anni, soprattutto maschi. Si tratta di un gruppo che ha riabbracciato i consumi fuori casa molto più velocemente rispetto ai più anziani e che, avendo accumulato denaro rinunciando a viaggi e vita sociale, è anche più propenso alla spesa, alla ricerca di novità e di prodotti qualitativamente soddisfacenti.

I nuovi bevitori di spumanti stanno contrastando la “visione conservatrice” dei bevitori anziani, che hanno sempre visto nello spumante un prodotto collegato ad occasioni speciali, introducendo nuove abitudini di consumo che ne accrescono la frequenza e vedono le bollicine adatte a tutte le occasioni: da un calice da bere come aperitivo alla fine di una lunga giornata di lavoro, alla bottiglia da servire durante un pasto informale a casa o fuori con amici durante un brunch.

Non c’è dunque da meravigliarsi che in questo scenario il Prosecco sia riuscito a conquistare uno spazio privilegiato tra le preferenze dei Millenials, condizione che in mercati come gli Stati Uniti in particolare, pare destinata a consolidarsi andando oltre ogni più rosea aspettativa.

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Redazione

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