Il programma di “Archivi svelati”. L’immagine rivela e celebra il tempo

 Il programma di “Archivi svelati”. L’immagine rivela e celebra il tempo


Ecco il programma completo di “Archivi svelati”. L’immagine rivela e celebra il tempo. La mostra fotografica organizza nelle sale della storica Villa Pomini dall’Archivio Fotografico Italiano.

Castellanza – L’Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellanza, organizza nelle sale della storica Villa Pomini la rassegna dal titolo: Archivi svelati. L’immagine rivela e celebra il tempo. Dal 31 ottobre – 28 novembre 2021 a Villa Pomini a Castellanza.

Archivi svelati. L’immagine rivela e celebra il tempo

Quella degli archivi è per l’Afi un impegno durevole, che nel suo evolversi ha permesso di conoscere archivi e patrimoni spesso celati, ricercando fondamenti di studio da promuovere mediante incontri, dibattiti, laboratori, progetti editoriali e percorsi formativi, in un incessante confronto tra i differenti stili e linguaggi.

La collaborazione con importanti realtà del territorio lombardo e nazionali, il lavoro quotidiano di catalogazione e conservazione e il confronto con esperti del settore, identificano e qualificano questo evento annuale, proponendo autori non necessariamente noti, ma di talento, inseriti nella collezione Afi grazie a donazioni specifiche. Un patrimonio sempre più preponderante, che raccoglie memorie, mediante un progetto strutturato di acquisizione e catalogazione, ma soprattutto di conservazione e diffusione.

Le mostre: Silvano Bergamaschi

Archivi svelatiDietro le quinte. Trent’anni di personaggi famosi visti per il settimanale Oggi Trent’anni di attività come fotoreporter del settimanale OGGI, raccolti in modo sintetico in una mostra che presenta personaggi famosi al di fuori delle loro abituali occupazioni, in momenti privati o di svago.

Dice l’autore: “Vedevo giorno dopo giorno srotolarsi la mia vita, ma anche avvenimenti che hanno segnato la storia, non solo italiana. In moltissimi di questi sono stato testimone, realizzando un numero considerevole di servizi, immagini liete e tristi, felici e angosciose. Mi sono trovato in mezzo a guerre, fatti di cronaca ma ho anche potuto godere di istanti più lievi e spensierati di personaggi che hanno fatto della gioia di vivere il proprio leit motiv.

Così, rivedendo certe immagini, mi sono sfilati davanti agli occhi gli istanti più emozionanti della mia vita. Un accavallarsi di sensazioni, piacevoli e tristi, che hanno caratterizzato la mia professione che, recondite nella memoria, ogni tanto riappaiono, mai sopite”.

Alla luce di queste esperienze, Silvano Bergamaschi travalica i fatti più angusti selezionando per questa mostra una serie di immagini che ritraggono volti noti in una chiave più intima e autentica. Non vogliamo svelare troppo per lasciare alla mostra il compito di conquistare la vostra curiosità, certi che gli scatti analogici dai colori tenuti ripercorrono un’epoca sociale altalenante, vissuta dai più attempati e sconosciuta alle nuove generazioni, e per questo avvincente.

Silvano Bergamaschi nato a Milano oltre 80 anni fa, da sempre appassionato dell’arte foto-cinematografica è diventato professionista dell’obiettivo nel 1962. Chiamato ai periodici femminili dell’Editore Rizzoli per seguire l’evolversi della moda, da settore elitario a industriale, nel 1969 viene invitato a far parte della redazione del settimanale OGGI da Vittorio Buttafava, iniziando la sua carriera di fotogiornalista.

Non segue unicamente le passerelle e gli appuntamenti della haute couture, ma dedica parte del suo lavoro seguendo i più importanti avvenimenti della cronaca mondiale con i rispettivi protagonisti.

Eccolo a Nuova Delhi ad immortalare, per i lettori italiani, la personalità di Indira Gandhi, prima donna indiana diventata ministro e dal 1966 Capo del Governo, erede spirituale e politico del Mahatma (Grande Anima) Gandhi, come lui destinata a morte violenta e lo stesso avverrà, dopo, col figlio di lei Rajiv.

Eccolo negli Stati Uniti per ritrarre sia Denton Cooley, il chirurgo texano che per primo ha impiantato un cuore artificiale nell’uomo (1969) sia, in seguito, Ronald Reagan, il divo di Hollywood insediatosi alla casa Bianca guidando i destini del Paese più potente del mondo. Passato anche da Atene nella favolosa villa-museo di Alexandre Iolas, il gallerista che ha imposto sui mercati d’arte di Parigi e New York il pittore Max Ernst e gli altri epigoni del surrealismo, per poi volare a Lisbona per “fissare” al culmine della rivoluzione dei garofani il ritorno in Patria degli esiliati quali Mario Soares, futuro Primo Ministro e Presidente della Repubblica.

Una volta in Brasile, a Recife, tra i derelitti assistiti dall’Arcivescovo riformatore Pessoa Eldher Camara ed un’altra nel cuore dell’Africa nera, cara a Hemingway, sulla sommità del Kipipiri, in Kenya, alla ricerca del leggendario sentiero degli elefanti bianchi. A Natale del 1990, a Betlemme per raccontare l’intifada, la rivolta delle pietre nei territori arabi occupati da Israele, rischiando di essere colpito dagli scontri violenti tra le due fazioni.

Trovarsi nel posto giusto al momento opportuno, osservando attraverso l’obiettivo con gli occhi dell’esperienza, per tramettere al pubblico realtà che aiutano a riflettere circa le condizioni di vita dell’uomo in vari Paesi del mondo.

Italia, Un Viaggio Intimo

Archivi svelatiSguardi del Belpaese nel secondo Novecento L’Archivio Fotografico Italiano propone una mostra fotografica dedicata all’Italia, tra passato e presente, esplorando il paesaggio e i suoi ambienti essenziali con un approccio interpretativo ma anche affettivo. Fotografie lontane dal sensazionalismo, dalla poetica semplice ma nel contempo coinvolgente, che ritrovano nell’armonia dei luoghi il rapporto tra uomo e ambiente, suggerendo una chiave di lettura ricercata per un viaggio visivo in alcune regioni del Paese. La mostra composta da immagini stampate su carta fine art, provenienti dalla collezione dell’Archivio Fotografico Italiano, di cui molte inedite, intende ripercorrere un lasso di tempo che dal neorealismo dell’immediato dopoguerra, giunge ai giorni nostri attraverso un immaginario visivo che gli autori, con stili differenti, hanno rappresentato dal nord al sud dell’Italia. La mostra non intende raffigurare in modo sistematico e metodico ogni regione d’Italia, ma piuttosto offrire spunti di riflessione sul paesaggio, l’architettura e la vita quotidiana con un approccio autoriale, dalla grammatica interpretativa che si palesa attraverso la luce.

Il paesaggio viene rappresentato a colori e in bianco e nero, cogliendo sfumature e grafismi che l’attenta composizione rende armoniosi, eleganti e senza tempo. Alcuni di carattere più sognante, altri in dialogo con forme e spazio, taluni prediligendo la quotidianità e il paesaggio umano. Differenti percezioni che si amalgamo per far affiorare la bellezza intrinseca che si rapporta con la storia e le memorie, esaltando la magnificenza dei territori, che dal passato hanno assorbito vitalità e inventiva, conservati nel presente come identità e tradizioni e che nel futuro, speriamo, vivrà di grazia, quella che ogni giorno, in ogni piccolo o grande paese, ci vezzeggia e invidia.

L’occhio si sofferma ad attendere i bagliori, mitigando le emozioni, discretamente, oppure più celermente coglie uno sguardo che il tempo non attenua, ma lo conserva nel registro della reminiscenza, riportandolo al nostro cospetto. (Claudio Argentiero)

Fuad Shaker

Archivi svelatiScatti di quotidianità in Iraq Fuad Shaker è un fotografo professionista nato a Baghdad nel 1949, ha iniziato a fotografare nel 1962 occupandosi di fotografia naturalistica per i giornali e i media.

Ha esposto in circa 30 gallerie e ha vinto molti concorsi internazionali. Ha lavorato come giornalista per il giornale Al-Eman con sede a Londra. È stato uno dei dieci fotografi inclusi in un libro prestigioso che racchiude i migliori fotografi iracheni pubblicato nel 1988 con i testi poetici di Nejman Yassin.

Molti critici in Iraq e nel mondo arabo hanno scritto delle sue opere. Molti giornali arabi, come Quds al-Arabi, AI-Hayat, al-Watan, al-Eman, hanno pubblicato i suoi lavori, soprattutto durante il suo soggiorno a Londra. Altre opere sono state diffuse tramite giornali a Dubai, Tunisi, Beirut, Yemen. Ha vissuto negli Stati Uniti per diversi anni, quando è tornato a Baghdad ha creato un’accademica di fotografi di cui è stato il Presidente. Era interessato alla vita del popolo e ai poveri, ritenendoli un miserabile simbolo di vita. Ha vissuto in regioni povere alla ricerca del suo equilibrio interiore e grazie a questo ha ricevuto la forza e l’energia per affrontare la sua di vita. Ama coloro che non pensano al futuro e sanno guardare al loro destino con serenità senza alcuna obiezione e con accettazione.

Nonostante la sua ricerca fotografica sia partita dalle immagini naturali, ricerca sempre situazioni che esprimano una vita reale attraverso l’uomo. I suoi scatti raccontano l’uomo simbolicamente inteso come una torcia incandescente che domina la scena fotografica. Le sue opere sono state considerate rare e preziose soprattutto perché ha voluto documentare il patrimonio architettonico di alcune regioni di Baghdad che sono state rimosse dalle mappe geografiche, senza che alcuno se ne accorgesse.

Guardando le sue opere, si può scoprire che la sua arte influenza la lettura della società irachena. Le sue immagini sono piene di spiritualità e di vita autentica ciò della storia moderna tra i più famosi di Baghdad, dopo i primi pionieri degli anni ’30, ’40 e ’50. Ha visitato il Giappone su invito ufficiale del governo giapponese il 25 luglio 2010.

Mostre: – Concerto dei luoghi, Centro D’Arte di Baghdad 1991 – Immagini di natura e vita, Museo Nazionale di Baghdad, 1990. – Soggetti di luce, Baghdad 1992. – La vita irachena, Parigi 1992. – Opere fotografiche, Amman 1995. – Giorni di città, Ohio, Usa 2001 MPX Hall. – Fuad Shaker, Il ricordo della città e il fuoco – Arti di fronte Lens 2009 nella sala nazionale. – Le opere di Fouad Shaker sono state esposte presso l’Università di Washington il 13 maggio 2010. Come parte di una mostra internazionale collettiva che comprendeva Francia, Italia, Birmania, Bangladesh e India, per non parlare di diversi paesi africani. – Giappone, La terra d’oro 2010 Iraq Plastic Artists società Hall. – National Geographic Abu Dhaby 2012 – Certificato creativo dalla Spagna. – Esposizione fotografica della stampa mondiale 2012.

Giorgio Nieri

Archivi svelatiUn viaggiatore dallo sguardo acuto La mostra di Giorgio Nieri, curioso ed eclettico viaggiatore, è una prima e misurata esposizione delle immagini originali stampate durante il periodo più vivace del suo fare fotografia, quando l’analogico richiedeva maggiore dedizione, i tempi erano decisamente più lenti e i laboratori attivissimi nel produrre stampe da diapositive, come in questo caso.

Un tipo di stampa alla quale non siamo più abituati, lucidissima, a tratti metallica, non perfettamente a fuoco, ma per questo più intrigante, poiché non è la perfezione a interessare ma piuttosto il contenuto che Nieri sa condensare in un millesimo di secondo. Volti, espressioni, paesaggi, grafismi, un insieme di impressioni che l’autore con sguardo acuto coglie e testimonia, archivia e colleziona, di cui oggi possiamo godere, con partecipazione emotiva osservando con i suoi stessi occhi.

Le fotografie di Nieri non lasciano indifferenti. Precursore della tanto diffusa e inflazionata Street photography, oggi tanto di moda, nel suo girovagare in Europa, è scrupoloso osservatore della vita quotidiana che ingloba nelle scene ambientali che riprende con abilità, avvalorate da luci che attende tra i silenzi del calar del sole.

Giorgio Nieri nasce a Serravalle Pistoiese (PT) il 21 marzo 1922 da genitori toscani. All’età di 10 anni la famiglia si traferisce, per motivi di lavoro, a Luino, poi a Gallarate e infine a Varese. Frequenta il liceo classico Cairoli e si iscrive al Politecnico di Milano. Nel 1947 si laurea in ingegneria meccanica ed entra nel mondo del lavoro alla Mazzucchelli di Castiglione Olona, poi alla Snia Viscosa a Ceriano Laghetto e negli anni ’60 crea la sua azienda che condurrà fino alla pensione negli anni ’90. Dopo essersi dedicato in gioventù all’atletica leggera come dilettante, dedicherà il suo tempo libero allo studio dell’arte e alla sua grande passione: la fotografia. Tra gli anni ’70 e i primi anni 2000 intraprende viaggi, organizzati nei minimi dettagli, per ritrarre i paesaggi e la gente, ritornando nei posti per cogliere la differenza di luce e di colori in altri periodi dell’anno. Si reca in Marocco, Canarie, Spagna, Portogallo, Francia, Irlanda, Regno Unito, Norvegia, Grecia. In Italia fotografa Venezia, la Sicilia e la sua amata Etruria. Espone le sue foto in mostre fotografiche, proietta diapositive in dissolvenza alternata e partecipa a concorsi, ricevendo ampi consensi e vincendo premi. Nel 2019 all’età di 97 anni lascia alla figlia, al genero e ai tre nipoti questa parte importante della sua lunga vita.

Come partecipare

Inaugurazione: Sabato 30 ottobre 2021 ore 17,30 alla presenza degli autori, degli eredi e del curatore.
Visita guidata alle ore 18 nelle varie sale della villa.

Alle persone che si prenoteranno alla visita guidata, l’Afi riserverà, come cadeau di benvenuto, il libro: Terre, Identità, Lavoro, Collana editoriale Afi.

Per prenotazioni email: afi.fotoarchivio@gmail.com

SMS: 347 5902640

Accesso consentito ai possessori di Green Pass.

La redazione          

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Redazione

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