Il Papa in dialogo con i ragazzi di Scholas. Al centro della sua “lezione” i migranti affogati nel tentativo di costruirsi un futuro

 Il Papa in dialogo con i ragazzi di Scholas. Al centro della sua “lezione” i migranti affogati nel tentativo di costruirsi un futuro


“Il Mediterraneo si sta trasformando nel cimitero più grande del mondo”. Lo ha ripetuto Papa Francesco partecipando all’incontro con i giovani studenti delle scuole che prendono parte all’iniziativa internazionale della rete di Scholas Occurrentes. Presso il Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae erano presenti i ragazzi di 41 Paesi che partecipano al meeting. “Quando parliamo di rifugiati – ha aggiunto Papa Francesco – non parliamo di numeri ma di nostri fratelli e nostre sorelle. Ho conosciuto rifugiati che hanno impiegato anni per arrivare in Europa e lo hanno fatto per poter vivere”. Francesco ha preso spunto dalla storia di Austen, giovane rifugiato ruandese fuggito con la sua famiglia dal genocidio del 1994, poi approdato in Congo e ora accolto dalla rete di Scholas Occurrentes.

“Il nostro egoismo – ha detto il Papa – ci porta a questa psicologia dell’indifferenza. Beh, sì, va bene, si legge, sono annegati in 110 perché la barca si è rovesciata nel Mediterraneo, un Mediterraneo che sta diventando il più grande cimitero del mondo”.

Al Mater Ecclesiae Papa Francesco ha partecipato allo spettacolo teatrale “I volti della pandemia” interpretato da giovani della comunità Scholas provenienti da Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Cile, Canada, Danimarca, Ecuador, Germania, Haiti, Indonesia, Italia, Iraq, Spagna, Liberia, India, Guatemala, Egitto, Giappone, Irlanda, Israele, Messico, Mozambico, Panama, Paraguay, Portogallo, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti, Repubblica Dominicana, Sud Africa, Nigeria, Uruguay, Ruanda, Australia, Emirati Arabi Uniti, Venezuela, Vietnam, Kenya, Zimbabwe, Ruanda.

Il Santo Padre è arrivato al Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae (Roma) dove i giovani si ritrovano insieme per la durata dell’incontro. Ad attenderlo con i ragazzi c’erano i fondatori di Scholas, José María del Corral e Enrique Palmeyro,
e il ministro italiano dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.
I giovani, tra i 16 e i 27 anni, provengono da diversi contesti culturali, socio-economici e religiosi. Includono rifugiati, richiedenti asilo, studenti di università prestigiose così come giovani esclusi dal sistema educativo. Il MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca d’Italia) e Scholas hanno invitato gli studenti di tutto il mondo a condividere le loro esperienze educative durante la pandemia e le lezioni apprese nelle loro scuole.

Nel corso della visita – riferisce il bollettino vaticano – il Santo Padre si è confrontato con i giovani sul mondo che essi immaginano, su come riuscire a convertire la loro prospettiva in azioni concrete da mettere in atto al rientro nei loro Paesi e su come la pandemia abbia portato a una nuova consapevolezza in loro. I partecipanti hanno presentato al Papa la Scuola Politica “Fratelli Tutti”, il loro progetto ispirato all’Enciclica del Santo Padre, e il primo corso che coinvolge cinquanta ragazzi che frequenteranno un anno di formazione umana e politica ispirata all’Enciclica, con l’obiettivo di creare una risposta che sia al passo con i tempi e inclusiva delle periferie.

Molti dei ragazzi si sono incontrati per la prima volta di persona dopo 21 mesi di incontri settimanali in classi virtuali e internazionali che Scholas ha creato e mantenuto durante la pandemia. In un contesto di incertezza e con le scuole chiuse, Scholas ha promosso questi spazi in cui i giovani hanno potuto condividere il loro dolore e le loro preoccupazioni, ma anche come stavano affrontando il lockdown nel loro paese. Così si è formata questa comunità di giovani che ora si formalizza a Roma.

Nell’occasione, Papa Francesco ha tenuto la prima lezione della Scuola Politica “Fratelli Tutti”, guidata dall’approccio pedagogico di Scholas Occurrentes e dalle competenze tecniche fornite dalla Fondazione Leading with Common Sense. L’anno accademico combinerà sessioni virtuali e in presenza. In queste ultime si studieranno casi e problematiche evidenziati da giovani del Mozambico, dell’Argentina, di Haiti, d’Italia e della Romania. Questo primo corso imparerà ad ascoltare i problemi concreti dei giovani e delle loro comunità per poi cercare insieme a loro delle soluzioni innovative.



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Redazione

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