Il cardiologo maceratese a Londra: «La prima dose per tutti ha funzionato: calo del 91% di ultraottantenni morti»

 Il cardiologo maceratese a Londra: «La prima dose per tutti ha funzionato: calo del 91% di ultraottantenni morti»


SCIENZA – Fabrizio Cecaro lavora al Queen Mary’s hospital. La Gran Bretagna è il Paese che ha vaccinato più persone (le dosi sono distanziate di 3 mesi). Risultati che hanno consentito di programmare le riaperture con semaforo verde per tutti dal 21 giugno. «Ecco come hanno fatto e perché ho fiducia in Figliuolo»


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Il cardiologo Fabrizio Cecaro

 

di Francesca Marsili

Lo stesso premier Draghi ieri, intervenendo in Parlamento, ha sottolineato come – nella strategia vaccinale – abbiamo da imparare da chi fa meglio e più in fretta di noi come la Gran Bretagna. Con 800mila vaccinazioni al giorno la campagna vaccinale inglese è divenuta un modello. Fabrizio Cecaro, cardiologo maceratese che svolge la sua professione al Darent Valley Hospital, nel Kent, e al Queen Mary’s hospital di Londra spiega quali sono i punti di forza della campagna di immunizzazione britannica.

Il piano vaccinale inglese procede spedito, qual è la strategia?

In realtà all’inizio il piano vaccinale inglese sembrava un azzardo. Devo dire però, anche per esperienza personale, essendo stato operativo presso un reparto Covid sia nel corso della prima che della seconda ondata, che i numeri hanno dato ragione al premier Johnson. Si è presa la decisione di immunizzare da subito con una sola dose il maggior numero di pazienti fragili o a rischio, procrastinando la seconda dose a tre mesi di distanza dalla prima. Ciò alla luce dei Trials vaccinali che suggerivano lo sviluppo di un’immunità significativa anche dopo una singola inoculazione. È stata una decisione difficile, soprattutto in un Paese che si vanta di applicare l’“evidence based medicine”, che però ha premiato.

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Il Queen Mary’s hospital

Quali sono stati i risultati?

«Una riduzione del 91% delle morti di ultraottantenni e del 85% degli ultrasessantenni. In aggiunta a ciò, i cospicui approvvigionamenti di vaccini, la partenza in anticipo rispetto all’Italia e la gestione centrale e non locale (anche perché qui non c’è l’equivalente delle nostre regioni) hanno consentito di ottimizzare i risultati, sino a raggiungere quasi un milione di vaccinazioni al giorno.

Come ci si prenota per il vaccino in Gran Bretagna?

Il sistema sanitario nazionale (Nhs) provvede a contattare i pazienti che rientrano nelle categorie per cui è prevista la vaccinazione. Per tutti gli altri si utilizza il sito dell’Nhs: si inseriscono i propri dati ed il sistema automaticamente controlla se si ha diritto alla vaccinazione, fornendo anche i dettagli del centro più vicino. Le somministrazioni vengono effettuate in tre modi: dal medico di famiglia, in ospedale o nei centri vaccinali che sono sul territorio. Per chi vive lontano da questi ci sono anche più di 200 farmacie abilitate.

Sono state previste liste di attesa per somministrare le dosi rimanenti a fine giornata?

Non sono contemplate inoculazioni a soggetti “non previsti”. Normalmente i centri vaccinali, inclusi i medici di base, provvedono a contattare in tempo le persone in lista d’attesa per minimizzare gli sprechi del vaccino.

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Ingresso al centro vaccini di San Severino

Qual è il segreto di Boris Johnson per questo successo e in cosa l’Europa e l’Italia hanno sbagliato?

Il Regno Unito ha imparato dai propri errori: ha pagato un prezzo altissimo in termini di contagi e vittime all’inizio della pandemia, poi però qualcosa è cambiato. La scelta della vaccinazione rapida di tutti gli individui a rischio, privilegiando la singola dose, i controlli meticolosi alle frontiere (con la quarantena in hotel dedicati, per le persone provenienti dai “paesi in lista rossa”) e l’organizzazione centrale e quasi militare delle vaccinazioni hanno fatto la differenza.

Lei è appena rientrato a Londra dalla provincia di Macerata che è in questo momento in zona. Quali sono le misure attualmente messe in atto da Boris Johnson?

Il premier un mese fa, confortato dai dati in deciso miglioramento, ha tracciato una “road map” delle riaperture. Si è iniziato con le scuole che dallo scorso 8 marzo sono tornate ad accogliere gli studenti di ogni grado, seguite dai negozi e dalle palestre che riapriranno dal 12 aprile ed infine dai ristoranti che torneranno ad accogliere persone sedute ai tavoli dal 17 maggio. Dal 21 giugno ci sarà la completa rimozione di tutte le restrizioni. Ovviamente, stando così le cose, viste le mille variabili (le cosiddette “varianti” su tutte) a cui questa pandemia ci ha preparato.

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Vaccinazioni a Macerata

Oltre ad essere un cardiologo ai vertici della sanità inglese, lei è anche ufficiale medico di Riserva Selezionata dell’Esercito Italiano. Cosa ne pensa della nomina del generale Figliuolo a commissario straordinario per l’emergenza Covid-19?

Mi onoro di essere capitano medico dell’Esercito e proprio a Torino, dove ho svolto il servizio militare, ho incontrato il generale Figliuolo che ho molto stimato. Essendo un esperto di logistica sono fiducioso che svolgerà al meglio il ruolo affidatogli.

La sospensione poi revocata di AstraZeneca sembra aver minato la fiducia dei cittadini nei confronti di questo vaccino. Il Regno Unito è il Paese europeo dove è stato somministrato il maggior numero di dosi…

Il vaccino AstraZeneca è stato somministrato a quasi la metà dei vaccinati qui in Inghilterra, quasi 13 milioni di persone, senza alcun effetto collaterale significativo. Parliamo di persone per la vasta maggioranza dei casi di età maggiore a 60 anni e con patologie pregresse. Una discreta percentuale dei vaccinati era costituita da individui più giovani ma a rischio di contagio da Covid, come quelli impiegati dall’Nhs. Anche qui, senza problematiche particolari. Sia l’agenzia europea del farmaco (Ema) che quella inglese (Mhra) che quella italiana (Aifa), dopo aver effettuato una revisione specifica, non hanno evidenziato alcun link con i fenomeni tromboembolici occorsi in alcuni individui cui era stato somministrato pochi giorni prima il vaccino dell’AstraZeneca. In aggiunta a ciò è stato da poco pubblicato uno studio americano che sembra mostrare un’efficacia migliore del previsto del vaccino della società anglo-svedese.

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Redazione

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