Gianfranco Zola, molto più di un calciatore per il Chelsea

 Gianfranco Zola, molto più di un calciatore per il Chelsea


Nella seconda metà degli anni ’90 tanti talenti del nostro calcio si trasferiscono in Premier League. A partire dal ‘96 al Chelsea nasce una vera e propria colonia italiana. I Blues non sono ancora la corazzata che conosciamo oggi, bensì un club che ha vinto l’ultimo trofeo nel lontano 1971 (la Coppa delle Coppe) e che naviga nella mediocrità del football Oltremanica. La stagione 1996-97 rappresenta uno spartiacque nella storia del club londinese. Il presidente Ken Bates, dopo anni di anonimato, decide di mettere mani al portafogli per pescare dalla Serie A. Se in estate porta a Londra calciatori del calibro di Vialli (svincolato dalla Juve) e Di Matteo (versando circa 5 milioni di sterline nelle casse della Lazio), il colpo che cambia drasticamente il destino del Chelsea è l’acquisto di Gianfranco Zola.

16 novembre 1996, il debutto di Zola con la maglia del Chelsea

Il fantasista sardo sbarca in Inghilterra l’8 novembre 1996, grazie ai 12 miliardi e mezzo versati nelle casse del Parma. Il 16 novembre successivo debutta a Ewood Park contro il Blackburn, posizionato dall’allenatore-giocatore Ruud Gullit sulla trequarti, alle spalle della coppia d’attacco composta da Mark Hughes e dal connazionale Gianluca Vialli. Anche se non segna, si mette subito in evidenza. “Zola, giocate da baronetto”, titolerà il Corriere dello Sport-Stadio nella pagina dedicata al fantasista. Il Blackburn è il fanalino di coda del campionato, per questo il risultato finale di 1-1 non può soddisfare i Blues. Dal canto suo, il numero 25 dà subito prova del suo immenso talento, dimostrando adattamento immediato al nuovo campionato. Le cose migliori le regala nella ripresa, quando Gullit decide di scendere in campo al posto di Wise. Dall’intesa mostrata tra i due pare che giochino insieme da sempre. Sono proprio loro a confezionare l’azione più bella della partita: sul cross dell’olandese, Zola colpisce al volo sfiorando il gol del sorpasso a pochi minuti dal termine. “All’inizio della gara ho stentato a trovare i ritmi giusti, l’intesa con i compagni. Nel secondo tempo invece ho migliorato il mio gioco, ho preso più confidenza anche con i compagni. Per essere un esordio, lo giudico senz’altro positivo. Sono stanco morto, ho faticato parecchio, ma non vedo l’ora che arrivi il prossimo sabato per giocare di nuovo”. Nonostante il risultato, è comunque una partita storica: la prima danza con la maglia del Chelsea per quello che di lì a poco verrà rinominato “The Magic Box” (la scatola magica), per via delle fantastiche giocate regalate alla platea di Stamford Bridge.

Gianfranco Zola, il simbolo della rinascita del Chelsea

L’impatto del fuoriclasse sardo in Premier League sarà devastante: verrà premiato come giocatore del mese di dicembre – periodo in cui metterà a segno 5 reti in 6 gare –, mentre a fine ‘97 gli verrà riconosciuto l’FWA Footballer of the Year, premio che incorona il miglior giocatore dell’anno in Premier League, unico calciatore italiano a essere stato insignito con tale riconoscimento. I trofei torneranno a Stamford Bridge dopo quasi 30 anni: due Coppe d’Inghilterra, una Coppa di Lega, un Charity Shield, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa. Zola sarà il trascinatore assoluto del Chelsea per gli anni a venire. Magic Box diventerà il calciatore italiano più presente nella storia della Premier League con 229 apparizioni condite da ben 59 reti, nonché uno degli stranieri più amati di sempre. Ma oltre agli apprezzamenti universali sul rettangolo verde, ne riceverà uno dal valore enorme che va ben oltre il calcio, direttamente da Elisabetta II: quello di “Member of the British Empire”, l’onorificenza che la Regina assegna ai cittadini più stimati del Regno Unito. Un amore ricevuto e ricambiato come lo stesso Zola dichiarerà una volta terminata l’avventura inglese: “Quando sono arrivato a Londra mi sentivo un po’ spaesato, ma ce l’ho messa tutta, ho lavorato duramente, è stata un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo e ho ricevuto più stima ed affetto di quanto mi sarei aspettato. Se non fosse stato per il richiamo della Sardegna, la mia terra, sarei rimasto a vivere in Inghilterra per sempre perché lì ormai mi sentivo a casa mia, come un cittadino britannico”. Per aiutare il Cagliari a tornare in Serie A, nel 2003 rifiuterà il facoltoso rinnovo offertogli dal neo presidente Abramovich all’età di 36 anni. Ma se negli ultimi anni il Chelsea del magnate russo è diventato uno dei club più vincenti al mondo, probabilmente molto lo deve a Gianfranco Zola: un baronetto fenomenale che con le sue magie ha funto da collante tra due epoche del tutto divergenti.



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Redazione

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