Da Pergine alla Scozia, dove ora è docente universitario: la straordinaria storia di Michele Sevegnani – Cronaca

 Da Pergine alla Scozia, dove ora è docente universitario: la straordinaria storia di Michele Sevegnani – Cronaca


PERGINE. È Michele Sevegnani, originario di Pergine Valsugana e vive in Scozia da ormai più di dieci anni. Non ha però mai dimenticato le sue origini e, attraverso Mondo Trentino (giugno 2021), si è raccontato.

Qual è stato il tuo percorso formativo e professionale?

Dopo la maturità scientifica al Liceo Galilei di Trento, ho studiato informatica a Povo. Durante l’ultimo anno di studi ho partecipato ad un programma di doppia laurea con l’Università di Edimburgo in Scozia gestito dal Prof. Marchese. Dopo la laurea ho poi vinto una borsa di Dottorato all’Università di Glasgow, sempre in Scozia e nel 2013 una borsa personale (Fellowship) di tre anni che mi ha permesso di cominciare la carriera di ricercatore. Dopo aver fatto la gavetta con alcuni contratti di ricerca a termine ed aver passato dei periodi di formazione all’Università di Berkeley in California ed a Cambridge, tre anni fa ho vinto un concorso pubblico all’Università di Glasgow per una posizione permanente come docente (Lecturer).




Cosa comporta lavorare in un’università nel Regno Unito?

Personalmente mi trovo bene all’Università di Glasgow. Nel mio ruolo, a parte l’insegnamento e la supervisione di studenti di dottorato, ho degli obblighi contrattuali per quanto riguarda il numero di pubblicazioni annuali e fondi di ricerca vinti. Non posso fare un confronto diretto con la situazione accademica italiana in quanto la mia esperienza di lavoro è limitata alla sola Scozia. Parlando con colleghi in Italia, so che un docente nel Regno Unito insegna in media meno ore per semestre; questo permette di dedicare molto più tempo all’attività di ricerca. Un’altra differenza è il numero elevato di studenti stranieri che frequenta i nostri corsi. A volte la comunicazione con questi studenti può essere un problema.

Cosa significa lavorare nello stesso tempo da ricercatore e da direttore di ricerca?

Il passaggio da ricercatore a docente comporta una transizione non semplice. Se prima dovevo occuparmi della ricerca in prima persona con la scrittura di articoli per le riviste scientifiche, l’esecuzione degli esperimenti, la scrittura del codice, adesso devo delegare la maggior parte di queste attività ai ricercatori che assumo per lavorare nei miei progetti. La mia attività principale consiste quindi ora nel gestire il mio gruppo di ricerca e nella scrittura di nuovi progetti per garantire un adeguato flusso di fondi che permetta di pagare gli stipendi a tutti i ricercatori del gruppo. All’inizio non è stato facile perché solo pochi progetti vengono effettivamente finanziati (meno del 20%) creando grande pressione. Inoltre, prima, non avevo mai avuto esperienza nella gestione delle risorse umane.

Quando si prevede il periodo di valutazione per poter aver una condizione diversa, più sicura e più confortevole nel tuo ambito professionale?

La mia posizione attuale è permanente ma comporta comunque un periodo iniziale di valutazione che dura dai tre ai cinque anni, durante i quali bisogna dimostrare di riuscire a raggiungere i parametri per la promozione a Senior Lecturer, l’equivalente di professore associato nel sistema italiano. Il passo successivo è la cattedra da ordinario che di solito richiede almeno dieci anni dal momento dell’assunzione. I criteri sono stringenti e, vista la difficoltà nel reperire fondi di ricerca, non sempre facili da soddisfare. Però questi criteri sono molto chiari, il che facilita la pianificazione di un percorso di carriera individuale.

Di quale ambito di ricerca ti occupi?

Mi occupo principalmente di informatica teorica, in particolare di metodi formali, delle tecniche matematiche che permettono di modellare ed analizzare sistemi complessi per accertarne per esempio la correttezza (assenza di bugs) oppure la resilienza ad attacchi malevoli. Uso principalmente processi stocastici ed un modello computazionale che ho sviluppato nel corso della mia ricerca chiamato bigrafi. In vari progetti, ho applicato queste tecniche a sistemi di realtà virtuale, internet delle cose (IoT), veicoli autonomi, controllo traffico aereo, sensori in agricoltura ed allevamento.

Cosa ti ha portato a spingerti all’estero, quale motivazione?

Inizialmente, come studente avevo il desiderio di migliorare il mio profilo accademico e di imparare bene l’inglese. Poi sono rimasto in Scozia per una serie di coincidenze: opportunità di lavoro, prestigio del sistema universitario britannico, ma anche matrimonio.

Ti va di parlarci un po’ di più della tua vita privata e del tuo matrimonio?

Nel 2015 ho conosciuto una ragazza libanese, Rim, che studiava urbanistica a Glasgow quando io ero ancora ricercatore. Ci siamo piaciuti subito e dopo un anno ci siamo sposati a Glasgow, con soli 15 invitati. Poi, l’anno successivo, per placare le rispettive famiglie, abbiamo fatto una festa in Libano e celebrato il matrimonio religioso al Santuario della Madonna di Pinè a Montagnaga. Adesso abbiamo un bambino di due anni e mezzo, Raffaele, che comincia a parlare con accento scozzese.

Hai avuto difficoltà nell’inserimento nella società scozzese? Ora ti senti ben integrato?

Inizialmente ho avuto alcune naturali difficoltà di ambientamento dovute alla differenza di lingua e cultura ma sono gradualmente diminuite anche se faccio tuttora fatica a comprendere l’accento parlato a Glasgow. Mi sento ben integrato, partecipo alle elezioni locali e sono stato chiamato più volte come giurato in tribunale. I locali sono molto amichevoli ma la società rimane molto segregata e i residenti di zone diverse e quindi di differente ceto sociale raramente si mescolano fra loro. In città ci sono delle sacche di povertà assoluta che generano un disagio sociale difficilmente comprensibile da noi trentini. Personalmente, la maggior parte delle mie interazioni sociali avviene con colleghi soprattutto italiani.

Da cosa è dettata secondo te, l’efficienza del sistema amministrativo e governativo scozzese, puoi farci degli esempi?

È molto difficile generalizzare. Per esempio, la procedura per ottenere i documenti necessari per il matrimonio è stata molto facile e veloce, così come la pratica per l’acquisto della casa e l’accesso al credito bancario. Per una visita specialistica in ospedale abbiamo dovuto invece aspettare più di un anno. Vorrei aggiungere che sia il comune di Pergine Valsugana che il consolato italiano di Edimburgo sono sempre stati efficientissimi nel fornirmi documenti o rispondere alle mie numerose richieste di assistenza.

Quali progetti hai per il futuro o progetti che già stai realizzando in parte e che vorresti ampliare con personale nuovo?

Il mio obiettivo nel breve termine è di ampliare il raggio d’azione della mia ricerca sia in ambito teorico che applicato. Per questo è essenziale riuscire a fare rete con altri gruppi di ricerca. Al momento collaboro attivamente con l’ENAC di Tolosa, l’istituto francese di aviazione civile, ed un gruppo di ricerca all’Università Yang Ming Chiao di Taiwan. Nei prossimi anni vorrei focalizzarmi su due aree in particolare: Digital Chemistry, cioè l’uso di computer e robot per automatizzare processi di sintesi chimica, e Smart Manufacturing, ossia processi di automazione in ambito industriale.

Sarebbe possibile secondo te realizzare questo tipo di iniziativa con l’Italia?

Sono a conoscenza delle borse per collaborare con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) supportate dalla Royal Society di Londra. Poi esistono iniziative simili finanziate dalla commissione europea. Tuttavia, la maggior parte di questo tipo di fondi, almeno in informatica, vanno a finanziare scambi con istituti in Asia oppure negli Stati Uniti. Sarebbe certamente bello se ci fossero più opportunità di questo tipo.

Con l’avvento del Brexit, che effetti si posso registrare ora nel Regno Unito?

Per ora sono stati piuttosto limitati. Abbiamo notato un aumento dei prezzi soprattutto dei generi alimentari che sono quasi tutti importati. La spedizione di pacchi dall’Italia ha subito notevoli rallentamenti e spesso ora bisogna pagare delle tasse doganali. Purtroppo, sembra che certi prodotti come Trentingrana e speck non si potranno più spedire. Viaggiare per noi ore è più difficile in quanto mia moglie ha bisogno del visto per entrare in Italia. In ambito lavorativo ho potuto constatare che il Regno Unito è diventato meno attrattivo, con molti meno candidati europei ai colloqui di assunzione per posizioni in Università.

Che impatto ha avuto la pandemia sul tuo lavoro e sulla tua famiglia?

Fortunatamente il mio lavoro e quello di mia moglie non hanno subito grosse ripercussioni in quanto liberi di lavorare da casa. Certamente all’inizio è stato piuttosto difficile riuscire a conciliare l’attività lavorativa con la cura del bambino ma con un po’ di fatica ci siamo riusciti. Personalmente non mi è piaciuto affatto fare lezione in remoto, tuttavia sembra che i miei studenti abbiano gradito molto. Alcuni hanno apprezzato la possibilità di collegarsi alle lezioni in pigiama dal letto! Un’altra difficoltà è stata l’impossibilità di vedere dal vivo le nostre famiglie per oltre un anno.

Vuoi lasciare un messaggio ai trentini?

Sono a disposizione per rispondere alle vostre domande sulla Scozia o sul mondo universitario britannico.

 





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Redazione

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