Covid e fake news: recuperare fiducia nella scienza, pur riconoscendone i limiti

 Covid e fake news: recuperare fiducia nella scienza, pur riconoscendone i limiti


Il ripetersi in diverse città di manifestazioni no vax e no Green pass, e l’aumento recente del numero dei contagiati e dei ricoveri, riaccendono in Italia il dibattito sulle capacità degli scienziati, sulle regole imposte per frenare la diffusione della pandemia e sulle resistenze. Il teologo Maspero: la scienza va rispettata nel suo ambito, ma non può rispondere alla domanda sul senso del male nel mondo

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Viviamo in un’era post-verità in cui la disinformazione abbonda e le prove scientifiche sono spesso soppiantate da fatti alternativi, pseudoscienza, notizie false e teorie del complotto. La Oxford Dictionaries ha recentemente eletto “Post-Truth” come parola dell’anno”. A scriverlo, sul proprio sito, è la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che lo scorso settembre ha promosso un incontro internazionale sul tema “Verità e Post-Verità nelle comunicazioni, nei media e nella società”. E’ ormai un dato comprovato che la pandemia ha portato acqua al mulino di chi fabbrica le fake news. Oggetto in questo caso di false notizie sono stati il Covid e i vaccini, nella più totale sfiducia verso la scienza e le istituzioni, e spesso disegnando complotti a livello mondiale.

Sospetti, sfiducia e false credenze

Un’indagine dell’Università Cattolica di Cremona sulla situazione in Italia del luglio scorso, rileva che il 35% degli italiani è sicuro o quasi che i politici spesso non dicano le vere motivazioni delle loro decisioni e il 23% che molte cose importanti accadano al mondo senza che la popolazione ne venga informata. Il 22% è abbastanza sicuro che ci siano organizzazioni segrete che esercitano un’importante influenza sulle decisioni politiche, il 14% ne è assolutamente certo. Il 13% degli italiani condivide l’affermazione che la diffusione di Covid-19 sia legata alla diffusione della tecnologia cellulare e il 37% del campione preso in esame crede che i vaccini siano una manovra di arricchimento delle case farmaceutiche. “Il senso di grande incertezza in cui ci troviamo da diversi mesi – afferma la professoressa Guendalina Graffigna, coordinatrice dello studio – è stata terreno fertile per il crescere di false credenze. Dal punto di vista psicologico, le cosiddette teorie complottiste risultano ipotesi credibili e seducono di più dei dati di ricerca reale soprattutto quando la situazione in cui si vive appare complessa e fuori dal proprio controllo. Di fatto si tratta di risposte semplici e parziali a domande complesse, quelle stesse domande complesse – conclude – che anche gli scienziati si pongono”.

La teoria negazionista

La stragrande maggioranza delle teorie della cospirazione e della disinformazione contro il Covid-19 è partita da sole 12 persone, sostiene un rapporto del Center for Countering Digital Hate, organizzazione no-profit che opera nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Secondo lo studio una dozzina di account ha un seguito combinato di 59 milioni di persone su più piattaforme social.
“A Bergamo non è morto nessuno a causa del Covid-19”, si è sentito dire da persone schierate sul fronte del negazionismo per i quali la pandemia non è che una montatura o una costruzione a tavolino. Sono evidenti le conseguenze talvolta tragiche di queste posizioni se i negazionisti del Covid-19 non mettono in atto le misure di prevenzione al contagio. 

Il Covid, opera di Satana?

Un altro aspetto da osservare è il legame che si rivela a volte tra negazionismo e religione. La pandemia ha visto, infatti, una crescita delle sette religiose, ma anche tra i cattolici idee negazioniste hanno trovato spesso credito fino a sostenere che il Covid è opera di Satana, in collaborazione con i grandi poteri finanziari e tecnologici del mondo, e i vaccini sono un suo strumento. “Il Covid-19 , scriveva il direttore di Avvenire Marco Tarquinio già nel novembre di un anno fa, non è lo strumento di un “complotto”, ma è un morbo terribile (…) è natura e, al tempo stesso, è frutto di un’ormai lunga, egoista e scriteriata manipolazione della natura che la corrompe e incattivisce. Il male dunque c’è, eccome. Ma se proprio di ‘complotto’ si vuol parlare, allora è bene rendersi conto che il “complotto” contro noi tutti è la guerra aperta alla vita di chi ha coltivato e ancora coltiva – come ci dice Papa Francesco – la tragica illusione di poter essere ‘sani in un mondo malato’, di poter essere felici e sicuri mentre manchiamo di custodire i fratelli e sorelle in umanità, ogni altro vivente e la nostra casa comune”.

Non sentirsi vittime, guardare agli altri

Nell’omelia del 29 novembre 2020 alla Messa per i neo cardinali, Papa Francesco ha affermato: “Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Il cuore diventa oscuro. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Lamentele, senso di vittima e complotti. È una catena. Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri. Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? Con la vigilanza della carità”.

Maspero: una comunicazione scientifica non corretta

La Commissione vaticana Covid-19 si è espressa in favore dell’uso dei vaccini e Papa Francesco ha auspicato la sospensione temporanea dei brevetti per assicurare una loro distribuzione globale. Ma non mancano tra i cattolici le prese di posizione contrarie basandosi, addirittura, su presunti messaggi della Madonna in altrettante presunte apparizioni in Italia e nel mondo. Sono rivelazioni non riconosciute dalla Chiesa ma molto popolari. Per comprendere meglio quanto sta accadendo abbiamo parlato con il professor Giulio Maspero, fisico e teologo, sacerdote, docente di Teologia dogmatica alla Pontificia Università della Santa Croce e all’Istituto Sophia di Loppiano che, per l’editrice Città Nuova, ha scritto insieme al sociologo Pierpaolo Donati il libro “Dopo la pandemia“.

Ascolta l’intervista integrale al prof. Giulio Maspero

Professor Maspero, la pandemia ha fatto crescere in tanti la sfiducia nella scienza. Colpa degli scienziati? Delle loro incertezze e qualche volta opinioni differenti tra loro? Eppure sono stati bravi a darci in poco tempo i vaccini per combattere il Covid….

Sicuramente non è colpa degli scienziati che fanno del loro meglio e che come lei ha detto sono stati bravissimi e continuano ad esserlo, dobbiamo anche ricordare il sacrificio dei medici e degli infermieri, perchè dietro la nostra vita ci sono sempre persone che fanno il loro dovere, magari in corsia o in un laboratorio. Forse qualcosa di meglio andava fatto a livello di comunicazione. Il problema non è la scienza, ma come la scienza è stata usata nel meccanismo comunicativo che oggi è pervasivo. Faccio un esempio: un filosofo molto famoso che si chiama Yuval Noah Harari, meno di dieci anni fa, scriveva nel suo volume “Homo deus”, che ormai all’alba del terzo millennio siamo riusciti a tenere sotto controllo carestie, pestilenze, guerre e per questo non abbiamo più bisogno di pregare alcun Dio che ci liberi, abbiamo conoscenze sufficienti per prevenire carestie, pestilenze ecc…. Ora si vede che qui c’è una pretesa che eccede l’ambito della scienza e invade invece quello della religione. Allora in un certo senso quello che sta accadendo è che un idolo è caduto, non l’idolo della scienza ma dell’uso comunicativo che si fa della scienza come possibile sorgente della nostra salvezza. Questo idolo non ha retto perché semplicemente non può reggere, non è il suo mestiere. Bisogna invece riconoscere il grande lavoro che è stato fatto e continuamente stanno facendo scienziati, medici e infermieri nel loro campo.

 

Il rapporto fede/scienza non è stato facile nel passato, ma si pensava di aver superato quel momento. Perché oggi tra i negazionisti del Covid e i no vax ci sono credenti, che in nome della religione sfidano il pericolo?   

Bisogna dire che il rapporto tra religione e scienza non è stato buono nel passato prossimo, non nel passato remoto, nel senso che tutti i più grandi scienziati sono stati credenti, l’ateismo in ambito scientifico è raro e recente. Riprendo quanto detto prima, cioè la pretesa della scienza di spiegare il senso, di diventare filosofia e di diventare religione portata avanti a livello comunicativo e non voluta dagli scienziati, rende sospettosi, perchè anche il popolo ha un’intuizione del fatto che la scienza non può rispondere alle domande ultime, appunto perché non si può andare dal fruttivendolo a comprare la carne, o dal macellaio per la frutta, sono mestieri diversi. Quando uno fa un’operazione scientifica deve limitare il campo di ricerca, non posso osservare le stelle con un microscopio o le cellule più piccole con un telescopio. Proprio l’atto iniziale del fare scienza è delimitare il campo d’indagine e identificare gli strumenti per questa indagine. Io, quando facevo il fisico, ricordo discussioni filosofiche bellissime tra me e il mio professore, e al centro c’era la questione di rendersi conto che la scienza non bastava e bisognava invece aprirsi a domande ulteriori che sono le domande di senso. La scienza ci darà i vaccini e questo è preziosissimo, ma non ci aiuterà, secondo me, a spiegare che senso ha la malattia, che senso ha la morte. Recentemente ho accompagnato un caro amico, un fisico, e lui mi domandava sul letto di ospedale dove è morto dopo due giorni: “Che cos’è la morte?” Ecco, a questa domanda non può rispondere la scienza, perché la scienza indaga dentro il limite e le persone se ne rendono conto. Questo però non è una ragione per essere contro i vaccini, e questo uso improprio della scienza non deve allontanarci dai benefici della scienza che Dio vuole che noi seguiamo, perchè Dio segue le leggi della natura, in Gesù è nato e morto come un essere umano, si è fatto carne, proprio per dirci che le leggi di natura sono buone.

A proposito del significato da dare a quanto ci è successo, che cosa spinge alcune persone a credere in un complotto mondiale a proposito della diffusione del coronavirus?

Questa è una domanda molto interessante. L’idea che mi sono fatto e che è successo un po’ come un complesso di Stoccolma all’inverso: quando uno è rapito rischia di innamorarsi del suo rapitore perché per la psiche è più conveniente credere che quella persona gli vuole bene perché gli porta da mangiare piuttosto che credere che è in balìa del nulla, in balia dei capricci e della violenza. Forse qui c’è un effetto simile perché è più tranquillizzante pensare che c’è un complotto mondiale piuttosto che pensare che invece le malattie ci sono, che la scienza non può tutto, che siamo veramente limitati. Io ho l’esperienza, e sono molto grato per questo, dei miei studenti, soprattutto quelli che vengono da Paesi meno fortunati a livello medico e di welfare, che mi dicono: “Voi occidentali siete stupidi, perchè con il Covid avete scoperto la morte”. Ecco, il coronavirus ci ha fatto scoprire che si muore. Penso che questo ci dia una lezione sul fatto che in Occidente abbiamo perso il senso del limite e forse il complotto mondiale è un pò un trucco della nostra psiche per gestire questo panico di fronte alla morte e alle malattie che invece possiamo gestire solo con una fede autentica, con un ritorno al religioso che oggi è ineludibile e penso che questa del coronavirus sia anche una grande opportunità. Allora, no al complotto mondiale, sì alla fede in Dio che ci ha creato e sempre ci salva.

 

Che dire invece di coloro che pensano che il coronavirus sia legato non solo al male che c’è nel mondo, ma lo vedono opera di Satana stesso?

E’ una lettura in parte corretta e in parte scorretta, almeno dalla mia prospettiva di teologo. Perché, in fondo, ogni malattia remotamente è causata dal peccato originale, quindi è causata da colui che è un omicida fin dal principio che è il demonio che, corrompendo la relazione tra le creature e il Creatore, ha introdotto la morte e il male. Allora, remotamente è così, prossimamente no, non si può dire che il coronavirus sia una punizione per i peccati del mondo per il semplice fatto che Gesù è morto in croce ed era giusto, quindi il Vangelo stesso ci dice che chi soffre può essere un giusto, basta pensare al Libro di Giobbe, ai Salmi. Quindi, pensare alla pandemia come opera di Satana è una spiegazione troppo semplicistica. I turbamenti della natura sono frutto della libertà angelica e umana e la libertà è una cosa serissima, però non si può dire che Dio si scatena contro i colpevoli, anzi la Bibbia è piena di libri sapienziali che sono pieni di stupore di fronte all’ingiusto che vive bene e invece il giusto che patisce. Allora Dio come si comporta? Queste sono le domande di senso che la Bibbia ci offre e che ci possono sostenere. In questo momento consiglio a tutti di leggere i Salmi, di tornare alla Scrittura perché c’è una provocazione alla nostra mente e al nostro cuore che la Scrittura ci può aiutare a superare.

Come aiutare una persona a venir fuori da letture, diciamo, irrazionali o estremiste, non corrette anche dal punto di vista della fede, di questa pandemia?

Sicuramente è necessario ascoltare queste persone, dialogare con loro, perché non dobbiamo dimenticare che siamo in una società profondamente manipolatrice per il consumismo, tutti cercano di farci comprare qualcosa e le migliori menti dell’umanità sono impiegate a fare pubblicità e a creare desideri e bisogni, anche falsi. Allora le persone sviluppano il sospetto e quindi è essenziale stabilire una relazione di fiducia con loro ascoltandole. Io sono rimasto molto colpito parlando con una coppia di carissimi amici, lei afroamericana lui italiano, che mi spiegavano come negli Stati Uniti la popolazione di colore sia estremamente sospettosa nei confronti dei vaccini. Perché? Perché negli anni ’30 in un paesino dell’Alabama, hanno iniziato un esperimento che riguardava la sifilide sulla popolazione di colore e sono andati avanti per tantissimi anni contro il benessere di queste persone, anche quando è stata scoperta la penicellina non è stata somministrata. Hanno rotto l’alleanza medico paziente in modo radicale. Allora bisogna, in primo luogo, ascoltare queste persone e cercare di capire cosa cercano davvero, cosa sanno davvero, cercare di ristabilire queste relazioni di fiducia. Penso che non si possa fare come stanno facendo i mezzi di comunicazione dove c’è una forte struttura manipolativa che trasforma tutto in un tifo calcistico. Quindi in un contesto dove la verità non esiste più, si trasforma tutto in Lazio-Roma o Milan-Inter, e questo non fa bene alle persone perché la verità c’è e non è solo una questione di opinioni o di scelte. Quindi bisogna essere anche molto comprensivi nei confronti di chi cade in questa dinamica da derby calcistico. Faccio un esempio personale: Io sono vaccinato e si sono vaccinate mia madre, mia zia che hanno 89 anni, la loro badante. Però nessuno ci aveva spiegato che anche con il Green pass ci si può ammalare lo stesso, che se hai il tampone negativo il giorno prima, il giorno dopo puoi contagiare. E per questo a settembre tutti noi abbiamo preso il Covid, per dire che un tipo di informazione troppo trionfalista per spingere a vaccinarsi, non ha sempre comunicato in modo corretto che però bisogna essere prudenti. Io penso che avere coscienza che la comunicazione deve recuperare un rapporto più umile con la verità ci può servire.

Riprendendo quello che lei diceva poco fa, in che cosa possono aiutarci i Salmi nella nostra vita quotidiana di oggi?

I Salmi sono poesie sapienziali che ci parlano di gratitudine, ma anche di una sofferenza che è caduta addosso al giusto. Sono i primi testi della letteratura mondiale dove si assume la prospettiva del giusto che viene però condannato ingiustamente. Questa è una novità che introduce la Bibbia, e secondo me, ci aiutano moltissimo a metterci di fronte al limite, al fatto che noi abbiamo un desiderio di infinito, ma che siamo limitati. E’ chiaro che le malattie e le situazioni che viviamo in questi mesi ci sbattono in faccia il limite. Noi abbiamo bisogno di sapere che questo è già successo, che in fondo è il cammino dell’uomo, e soprattutto di sapere che Cristo è entrato in questo limite. Che cosa ci racconta il Vangelo, se non il fatto che Dio è così grande da potersi fare piccolo abitando i nostri limiti, per farsi trovare lì? E che la morte è l’incontro con Cristo per noi che abbiamo fede, e quindi potremmo dire che il limite non fa più paura, perché diventa una soglia. Meditare i salmi e pregare i salmi, come ha fatto Cristo sulla croce quando ha detto “Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato”, ci può aiutare a scoprire che possiamo vivere con gioia e volerci bene, sapendo che il limite non è l’ultima parola ma è una soglia che ci porta incontro all’altro, prima con la ‘a’ minuscola, tra di noi, ma poi ancora di più, con la ‘A’ maiuscola, perché è l’incontro con Dio che ci viene a prendere nei nostri limiti.



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Redazione

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