caos documenti per viaggiare in UK

 caos documenti per viaggiare in UK


Non doveva andare così, almeno stando alle dichiarazioni del primo ministro Boris Johnson, ma dall’1 gennaio di quest’anno, viaggiare da e verso il Regno Unito è diventato un incubo. Tra Brexit, pandemia e burocrazia, visti e ceralacche, il passaporto non basta più. Spesso sono richieste spiegazioni o carteggi aggiuntivi, e sui social è un coro di lagnanze.

Forse dispenderà dalla riorganizzazione delle frontiere, o forse dalla disorganizzazione, ma a leggere le testimonianze dei viaggiatori, viene francamente lo sconforto. “I politici britannici si rendono conto che viaggiare dal continente al Regno Unito è diventato un incubo assoluto?” si chiede su Twitter Ulrike Franke, senior policy fellow presso lo European Council on Foreign Relations (ECFR). “All’inizio della settimana ho attraversato il confine UE/Schengen e ci ho messo 3 minuti per controllare il certificato vaccinale. Oggi ho quasi perso il volo per Londra. Arrivo sempre in anticipo in aeroporto, cammino svelta e viaggio leggera. Eppure […] viaggiare da UE a UK è diventata un’impresa che richiede molte ore.”

Alla cittadina europea, infatti, è stato chiesto:

    • Di effettuare un test Covid almeno mezza giornata prima.
    • Di compilare il Passenger Locator Form (PLF) e di esibire la prenotazione per il secondo test Covid a pagamento.
    • All’arrivo in aeroporto, sono le compagnie aeree che controllano i 3 documenti: certificato vaccinale, risultato del tampone e PLF (“È una scommessa assoluta. Alcune compagnie non controllano, altre impiegano 10 minuti al gate).
    • Poi controllo passaporti, poiché si è fuori l’area Schengen. (“Mi ci è voluta 1 ora piena per completarli”).

“Alla fine,” chiosa Franke, “titoli di coda: arrivi in un paese che si preoccupa talmente tanto del Coronavirus, che sei accolto da masse di persone senza mascherine.”

E sulla stella lunghezza d’onda, Luigi Ippolito sul Corsera, che spiega:

“E già all’imbarco del volo c’è la prima sorpresa: come italiano il passaporto non basta, mi chiedono pure un secondo documento. Meno male che ho con me anche la carta d’identità: ma da quando in qua il passaporto non è più sufficiente? «È la Brexit…», spiega serafico l’addetto di Easyjet.”

E arrivato a Luton, gli è stato chiesto di produrre la mail del settled status. Sarebbe bastato effettuare una verifica sul database (che tra l’altro sarebbe pure la procedura ufficiale, visto che non esiste un documento fisico per questo); e invece il funzionario dell’aeroporto si è impuntato vedere proprio la mail dell’Home Office di due anni fa che registrava l’accettazione del pre-settled status.

Dopo la Brexit, è l’amara conclusione del giornalista, “si ha la sensazione di essere degli ospiti a stento tollerati, continuamente sottoposti a verifica, sempre in bilico sul crinale dell’illegalità. […] L’ironia è che il funzionario che mi ha fatto il terzo grado all’aeroporto era di origine sudasiatica: un segno di quanto la Gran Bretagna sia un Paese multi-etnico e multiculturale che ha sempre fatto dell’apertura al mondo la sua forza. Ma che ora tratta proprio i suoi vicini europei con ostentata diffidenza.” È la Brexit, baby.





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Redazione

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